Poeti cristiani

 

“Il poeta è uno di quelli che aggiungono olio alla lucerna. Il poeta interprete di una poesia che sia canto di fede e d’amore. Colui che come l’uomo del faro esce dopo la mareggiata a vedere di raccogliere l’eredità della nostra cultura bimillenaria” (Cfr. M.Luzi)

 

Sulla riva

I pontili scavalcano le ondate,
anche il lupo di mare si fa  cupo.
Che fai? Aggiungo olio alla lucerna,
tengo desta la stanza in cui mi trovo
all’oscuro di te e dei tuoi cari.
La brigata dispersa si raccoglie
si conta dopo queste mareggiate.
Tu dove sei? Ti spero in qualche porto…
L’uomo del faro esce con la barca,
scruta, perlustra, va verso l’aperto.
Il tempo e il mare hanno di queste pause.

 

Vorrei prendervi per mano e accompagnarvi nella ricchezza e bellezza che circonda la nostra vita. Presi dalla preoccupazione e dagli affanni del quotidiano si rischia di non godere della bellezza, della ricchezza di spirito di ciò che ci circonda. Oggi vi voglio suggerire di conoscere un Poeta cristiano. Molto, troverete su di lui, qui solo un accenno per stuzzicare la vostra curiosità e invitarvi a leggere le sue opere.

Mario Luzi, forse il più grande poeta italiano del Novecento, intellettuale di grande respiro, curioso e aperto come pochi, Mario Luzi è stato l’autore del testo della Via Crucis, guidata da Giovanni Paolo II nella suggestiva cornice del Colosseo, del 1999.

Oggi voglio parlarvi di un suo libro: “La porta del Cielo, conversazioni sul cristianesimo” delle Edizioni Piemme (1997) e lo faccio riprendendo un articolo apparso su “Avvenire” (23.3.2017) a cui vi rimando, di qualche anno fa, dove R. Righetto nell’articolo “Nel linguaggio di Gesù una forza poetica straordinaria” ce ne parla. Credo sia una lettura che valga la pena fare per arricchire il nostro cuore e la nostra mente.

“Una ventina d’anni fa fece discutere un articolo del gesuita Xavier Tilliette su Communio (sia detto per inciso, che peccato che abbia chiuso, nel silenzio quasi totale della cultura cattolica italiana; assieme a Concilium, che per fortuna continua le pubblicazioni grazie all’editrice Queriniana, era l’unica rivista teologica del nostro Paese) che si poneva la domanda: Gesù non ha mai riso? Contravvenendo all’opinione di vari studiosi (si pensi al romanzo Il nome della rosa di Eco) secondo cui nel cristianesimo gioia e ilarità non sarebbero di casa. Nel libro La porta del cielo (Piemme 1997, anch’esso non facile da reperire) il poeta Mario Luzi affronta un’altra curiosa questione: Gesù non ha mai nominato la poesia, neppure di sfuggita. Ma in qualche modo ogni poeta non può non aver a che fare con lui, sia perché ha più volte citato i profeti e nella cultura di allora i poeti erano i profeti, sia perché il suo linguaggio esprime una forza poetica straordinaria. Annota infatti Luzi: «Il ben più piccolo demiurgo che è il poeta gli si può accostare non nella potenza e nell’autorità della parola, ma nella autenticità che proprio da lui deriva, nella esecrazione della falsa parola, della parola che non dice o che nasconde e che comunque è strumento di ipocrisia, sepolcro imbiancato, formalismo, cerimonia».  Nel volume, che unisce alcuni suoi testi a una lunga conversazione col critico Stefano Verdino sul cristianesimo, Mario Luzi (1914-2005), figura chiave del Novecento (chi fosse interessato più comprarsi Tutte le poesie edite da Garzanti), autore della Via crucis al Colosseo nel ’99, senatore a vita che scrisse testi appassionati in difesa dell’unità della patria e della pace, si mette davvero a nudo. Vale la pena ascoltarlo. Ecco cosa dice sulla preghiera: «Io vedo la preghiera come un ritorno della parola a chi l’ha creata, al Verbo. Negli uomini e in tutto ciò che è presente nel mondo c’è un respiro e un’aspirazione orante. Se noi guardiamo il mondo, pur disturbato e violato, in sostanza c’è questa verticalità, è implicita questa preghiera». O sulla Chiesa: «Innanzitutto è una coralità trascendente, un insieme unitario di tante individualità. Ma è anche un corpo materiale, perché la materia non è un’abiezione, la materia e il corpo sono cose belle. La Chiesa è un corpo reale di persone concorrenti e confluenti in una speranza comune». CONTINUA 

“Non conoscevo Mario Luzi. Forte del pregiudizio della superiorità dei poeti del passato, non pensavo che un poeta contemporaneo potesse essere così appassionante. Non è esagerato definirlo una delle voci che ha maggiormente segnato, poeticamente e umanamente, il Novecento. Una di quelle voci che, attraverso la stagione dell’Ermetismo degli anni ’30, hanno fatto di Firenze un punto di riferimento della più alta cultura europea. Era quello il tempo irripetibile delle grandi riviste letterarie.Mario Luzi era nato a Castello, allora frazione di Sesto Fiorentino, il 20 ottobre del 1914, da Ciro, impiegato ferroviario e Margherita Papini. La sua passione per la poesia inizia presto; scrive i suoi primi versi a otto anni: «Stavo giocando con dei compagni nella strada, nel giardino. Ad un certo punto lasciai la compagnia perché avevo bisogno di andare a scrivere…». Nel 1926 si trasferisce con la famiglia a Siena. Tre anni dopo è di nuovo a Firenze dove compie gli studi liceali e universitari. Si laurea con una tesi sullo scrittore cattolico francese François Mauriac. Per qualche anno insegna nella scuole superiori e dal 1955 al 1985 è professore di letteratura francese alla facoltà di Scienze Politiche di Firenze. I suoi esordi letterari risalgono a prima della guerra, quando comincia a frequentare altri poeti della scuola ermetica e collabora a riviste d’avanguardia come Frontespizio e Campo di Marte. Da lì comincia una produzione poetica copiosa, di pregio e sempre originale”.  (Cfr.Santi e Beati)

Una preghiera a conclusione del tutto, che, per bellezza e per augurio di Buona Pasqua, non si può fare a meno di trascriverla:

Dal sepolcro la vita è deflagrata.
La morte ha perduto il duro agone.
l’uomo riconciliato nella nuova
alleanza sancita dal tuo sangue
ha dinanzi a sé la via.
Difficile tenersi in quel cammino.
La porta del tuo regno è stretta.
Ora sì, o Redentore, che abbiamo bisogno del tuo aiuto,
ora sì che invochiamo il tuo soccorso,
tu, guida e presidio, non ce lo negare.
L’offesa del mondo è stata immane.
Infinitamente più grande è stato il tuo amore.
Noi con amore ti chiediamo amore.
Amen.

(Cfr. lanuovabq)

“La poesia aggiunge vita alla vita”, diceva e scriveva M. Luzi, possa essere così anche per noi, senza pretese  e ambizioni, ma di poter aggiungere vita alla nostra vita, senso al nostro cammino, sapore alle azioni che compiamo e di essere protagonisti su questa terra come ci ha pensati Dio, protagonisti della nostra storia personale, insieme a Dio che si fa compagno di viaggio. Possano la bellezza dei pensieri diventare parole e le parole diventare vita e la vita un continuo dono per cui ringraziare e per il quale servire i fratelli ognuno secondo la sua vocazione.

@unavoce