cosa mi manca
“Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti a imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti. Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna. Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono. Sei speciale e hai una missione grande. Il Signore ti ha voluto da sempre e ti mostrerà la strada da seguire se gli aprirai il cuore. Fidati, ne vale la pena!”. (Chiara Corbella)
Partecipando on-line agli esercizi della Curia Romana (vedi originali) tenuti in vaticano dal Predicatore della Casa Pontificia voglio condividere con voi alcuni pensieri per accompagnarvi in questo tempo di quaresima. E oggi voglio condividere qualche pensiero del predicatorie perché nella sua riflessione ha citato una Serva di Dio Chiara Corbella Petrillo che conosciamo poco ma che vale la pena invece avvicinare conoscere e pregare.
“La riflessione parte con questo riferimento al Vangelo di Matteo: Gesù gli disse: “Se vuoi essere perfetto, va’ vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi”. (Mt. 19,21) Dove nel ripercorrere l’incontro con il giovane l’evangelista riporta che se ne va perché aveva molti beni. E la domanda che offre agli ascoltatori da parte del predicatore è cosa ci manca perché non possiamo e non riusciamo seguire Gesù? Gesù presenta la vita eterna non come ultima cosa da fare ma come l’unica cosa da fare cioè quella di lasciare tutto per accoglierla e ci dice che basta avere le mani aperte e che non è un merito o una conquista ma un cammino. Ora anche per noi tutto va bene fin tanto che le cose vanno come diciamo noi ma quando si tratta di dover lasciare andare cose pensieri situazioni limiti … allora non riusciamo. Anche i discepoli vedendo la risposta data al giovane chiedono a Gesù se invece per loro va bene come stanno facendo e vediamo cosa risponde Gesù: nella misura in cui si è disposti a lasciare tutto allora non c’è da avere nessun timore. Quello che ci fa più paura è lasciare persone e cose ma Gesù ci rassicura e questa è la nostra fede e la nostra speranza cristiana.
In questo contesto la serva di Dio che vi ho citato in apertura ci viene in aiuto in questo cammino. In una commovente lettera a suo figlio Francesco svela la promessa di Gesù fatta al giovane ricco. Senza un po’ di rischio la vita non ha senso.
L’apostolo Paolo scrivendo alla comunità di Filippi suggerisce lo stile se confidiamo in Dio perché solo in Lui tutto è possibile. “Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione. So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. (Filippesi 4,11-13). Con grande realismo dobbiamo stare dentro la vita con la consapevolezza che finisce e ci è donata quella eterna. E da questa certezza allora ci viene in aiuto un altro episodio quello dei cinque pani e i due pesci. Il segno si fonda su il fatto che Dio opera in noi attraverso di noi aiutandoci a leggere il poco in modo differente perché se ci lamentiamo non riusciremo a far nulla, Gesù ci porta sperare che tutto è possibile in Lui. Un segno che richiama a non rassegnarci ma a credere nella vita eterna ed è questa fiducia del ragazzo che dona pane e pesci a farci comprendere che tutto è possibile.
Sappiamo come procede il brano di vangelo e cosa faranno quelli che hanno goduto del miracolo ma Gesù li rimprovera: “Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà”. (Gv 6, 26-27). C’è un cibo che ci nutre per la vita eterna e Gesù sottolinea che LUI è il pane vivo «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!” (Gv 6, 35). Se non mangiamo la carne di Cristo non avremo in noi la vita quella eterna. Partecipare alla S. Messa per avere la vita eterna di Cristo questo è il senso della regola del precetto per questo dobbiamo andare a Messa non per assolvere a un precetto ma per vivere come Cristo. La vita di Dio è in noi e bisogna vivere di Cristo. L’Eucarestia se non ha quindi la dinamica della lavanda dei piedi del servizio e dell’amore non ha senso la nostra vita cristiana. “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno»”. (Gv 6, 57-58) Il Segno dell’Eucarestia un segno povero dove non non c’è nulla di sensibile e per questo facciamo fatica a comprenderlo ma Lui in noi e noi in Lui, ci serve la fiducia in Lui. Rimettiamoci in cammino e verifichiamo cosa ci manca per guadagnare la vita eterna? Impariamo a lasciare andare e vivere di Lui.
@unavoce – foto: fonte