Europa: comunità, solidale, amica

“non può esserci autentica Europa senza i pilastri sui quali venne progettata fin dalla prima intuizione e cioè uno spazio di popoli uniti dalla solidarietà”   (Papa Francesco)

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.”

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

“La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio… cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.”  (Cfr. europa.eu)

 

Sono, alcune, delle frasi slogan, che caratterizzano la Dichiarazione di Schuman, che quest’anno celebra settant’anni e che vi invito a leggere.

In questo 2020, che rimarrà alla storia per la pandemia, credo, possa essere significativo ricordare eventi storici, non solo come aprire un “album di ricordi”, ma come riflessione che ci fa sperare in un mondo migliore e aiutare, nel rivederli e ripensarli, a crescere umanamente e in particolare pensando e ripensando al nostro vecchio continente: l’Europa.

Era l’9 maggio 1950 quando Schiuma fece la Dichiarazione dell’Europa, che poi prese il suo nome e dove proponeva la creazione di una Comunità Europea. Inizialmente gli intenti erano economici, ma c’era in tutti il desiderio di pace e fratellanza, abbandonando vecchi rancori. Eravamo nella prima metà del secolo scorso, un secolo che si aprì’ con un conflitto mondiale e che dopo poco ne fece seguito un’altro. Con la fine della seconda guerra mondiale, si è iniziato a guardare alto e rivedere le cose con occhi nuovi, desiderosi di pace e comunione tra tutti. Anche le Forze Armate che tanto avevano sofferto, nei due conflitti mondiali, ne uscivano distrutte, ma risorgevano con prospettive nuove di difesa, di salvaguardia di quei diritti e libertà per le quali avevano combattute a difesa della Patria e dei singoli cittadini.

In questa cornice, vi rimando alle parole di Papa Francesco, che per tale ricorrenza, nei cinquant’anni, dei settanta dalla dichiarazione, di collaborazione della Santa Sede con le istituzioni Europere e quaranta dalla creazione della Comece (la Commissione degli Episcopati delle Comunità Europee), scrive una “lettera aperta” al Card. Pietro Parolin,, Segretario di Stato Vaticano.

“Quattro sogni – perché secoli di civiltà non hanno esaurito la loro spinta propulsiva – sorretti da un’unica sostanziale convinzione: non può esserci autentica Europa senza i pilastri sui quali venne progettata fin dalla prima intuizione e cioè uno spazio di popoli uniti dalla solidarietà, dopo essere stati uno scacchiere tragico di guerra e muri. Quella che Francesco indirizza al cardinale Pietro Parolin è una sorta di lettera aperta al Vecchio continente, nella quale la sua visione – ideale e insieme ancorata al realismo dell’era del virus – si innesta sui sogni di due predecessori diversamente illustri, Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Europa, e San Giovanni Paolo II, che ne difese strenuamente le radici cristiane”. (Cfr. Vaticannews)

Anche, le parole profetiche, di San Giovanni Paolo II, che tenne nel discorso sulle radici cristiane dell’Europa, ci offrono uno spunto di riflessione.

Possa, il “sogno” di Papa Francesco, ispirare, non solo i grandi, ma ogni uomo a recuperare la bellezza della vita e della convivenza su questa terra, in questa nostra Europa e in questo tempo provato e difficile.

@unavoce

 

Foto di Copertina: Papa Francesco