Un cammino di vita

 

«localmente per seminare pace globalmente: se la guerra genera povertà, anche la povertà genera guerra». «si costruisce a cominciare dalle case, dalle strade, dalle botteghe, là dove artigianalmente si plasma la comunione» (cfr. Papa Francesco, Assano LE)

 

Rileggendo alcuni testi oggi così voglio soffermarmi con voi nella riflessione e nella preghiera. L’impegno e l’obiettivo è creare mentalità, cuore, atteggiamento di Pace e chi più dei militari sa quanto la guerra sia dolorosa, ma questa è la loro vocazione quella di difendere, di proteggere, di assicurare che tutti possano vivere nella libertà e se un certo pensiero diceva la guerra giusta, in coscienza cristiana e di fede, non esiste una guerra giusta, ma esiste il dovere di aiutare e proteggere chi non ha questi valori e la presenza forte diventa espressione di quella Fortezza, virtù cristiana che permette ai più deboli di vivere e non sopravvivere.

La nostra Costituzione prevede la difesa del Popolo e delle Istituzioni, le organizzazioni Internazionali sono a controllo e difesa dei valori di libertà e giustizia e le attività non governative strumenti per portare quei servizi indispensabili perché tutti possano vivere con dignità, ma questo avviene solo in una collaborazione di azioni e in una condivisione di valori. Il militare protegge e difende il povero e chi aiuta il povero e lui stesso si fa cireneo, samaritano per proteggere ogni vita umana.

In questa luce le parole del Papa pronunciate in vista della visita che fece in Puglia nella Diocesi di don Tonino Bello, che tutti conosciamo, indirizzano il nostro pensiero e orientano le nostre azioni, coltivare un cuore di pace nella vita di tutti i giorni. Una pace che nasce in casa e nella nostra società e che solo dopo si può esportare come valore. Una pace cresciuta al focolare delle nostre famiglie e delle nostra comunità cristiane, una pace che va costruita tutti i giorni educando famiglie e comunità, società e ogni ambiente dove vive l’uomo non per sentirci migliori ma strumenti nelle mani di Dio. Questo il servizio di Chiesa e Chiesa di servizio tra le Forze Armate, essere educatori e testimoni di questo cammino.

“A dire il vero non siamo molto abituati a legare il termine PACE a concetti dinamici. Raramente sentiamo dire: “Quell’uomo si affatica in pace”, “lotta in pace”, “strappa la vita coi denti in pace”.. Più consuete, nel nostro linguaggio, sono invece le espressioni: “Sta seduto in pace”, “sta leggendo in pace”, “medita in pace” e, ovviamente, “riposa in pace”. La pace, insomma, ci richiama più la vestaglia da camera che lo zaino del viandante. Più il comfort del salotto che i pericoli della strada. Più il caminetto che l’officina brulicante di problemi. Più il silenzio del deserto che il traffico della metropoli. Più la penombra raccolta di una chiesa che una riunione di sindacato. Più il mistero della notte che i rumori del meriggio. Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno. Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo. La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio. Rifiuta la tentazione del godimento. Non tollera atteggiamenti sedentari. Non annulla la conflittualità. Non ha molto da spartire con la banale “vita pacifica”. Sì, la pace prima che traguardo, è cammino. E, per giunta, cammino in salita. Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi percorsi preferenziali ed i suoi tempi tecnici, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste. Se è così, occorrono attese pazienti. E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all’arrivo senza essere mai partito, ma chi parte. Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai – su questa terra s’intende – pienamente raggiunta”. (cfr. La pace come cammino: don Tonino Bello)

“INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO – Spirito Santo, che riempivi di luce i profeti e accendevi parole di fuoco sulla loro bocca, torna a parlarci con accenti di speranza. Frantuma la corazza della nostra assuefazione all’esilio. Ridestaci nel cuore nostalgie di patrie perdute. Dissipa le nostre paure. Scuotici dall’omertà. Liberaci dalla tristezza di non saperci indignare Per i soprusi consumati sui poveri. E preservaci dalla tragedia di dover riconoscere che le prime officine della violenza e dell’ingiustizia 2 sono ospitate nei nostri cuori. Donaci la gioia di capire che tu non parli solo dai microfoni delle nostre chiese. Che nessuno può menar vanto di possederti. E che, se i semi del Verbo sono diffusi in tutte le aiuole, è anche vero che i tuoi gemiti si esprimono nelle lacrime dei maomettani e nelle verità dei buddisti, negli amori degli indù e nel sorriso degli idolatri, nelle parole buone dei pagani e nella rettitudine degli atei”. (cfr. Don Tonino Bello)

 

 

Foto di Copertina: fonte

Un immagne che parla più delle parole, un gesto e un cuore che ci apre al vero servio che gli uomni e le donne in divisa svolgono.